Il tuo occhio sia vigile

Il tuo occhio sia vigile

venerdì 22 ottobre 2010

AVANTI CON I LAVORI.........ovviamente a stagione terminata.

L'estate è passata, abbastanza velocemente, anche perchè tutto sommato, da un punto di vista meteorologico, non è stata un granchè. Le considerazioni sull'economia del turismo estivo sono state discordanti, a livello nazionale si è detto che tutto sommato il settore del turismo estivo ha retto, visto il periodo di crisi mondiale, ma localmente ed in particol modo sul litorale Pisano, nella Versilia e giù fino all'Elba, le cose non sono andate troppo bene, e soprattutto il turismo è stato ancor di più scappa e fuggi.
A questo punto molte amministrazioni stanno ricorrendo a importanti investimenti, sia pubblicitari che di miglioramento dei servizi. perciò vediamo già spot pubblicitari della regione Campania, della Calabria, della Sicilia oltre ovviamente a quelle regione che stanno entrando ora nel vivo del business del turismo invernale, come il Trentino, il Piemonte, la Val d'Aosta etc. Mi domando ma la regione Toscana cosa sta facendo? probabilmente avrò l'abitudine di vedere canali TV sbagliati.
E la nostra Amministrazione Comunale? Bella domanda!!
Durantre l'intera estate per esempio a Tirrenia si è vista manutenere solo la piazza, e nemmeno troppo a dire la verità, mentre nelle strade interne ed anche sul viale del Tirreno fuori dal centro l'erbacce sono state tagliate si è no due volte. Visto i frequenti acquazzoni e i successivi giorni di solleone è chiaro che questo non poteva essere sufficiente, ed in definitiva i marciapiedi, dove ci sono, e i bordi lungo le strade sembravano la savana africana.
Il marciapiede, per esempio, lato mare che da Tirrenia va verso Marina di Pisa era invaso per buona parte della sua larghezza, dalle impertinenti siepi di bosso e di acacie che impedivano in alcuni tratti di poter costeggiare per evitare chi stava usando la pista ciclabile. Bene, ora che l'Estate è passata, ricordo che siamo in Autunno inoltrato, ecco comparire, quasi di soppiatto, squadre di operai che tagliano, puliscano, danno forma alle poche siepi ornamentali, insomma fanno esattamente quello che era più indicato fare prima e durante l'Estate. Non solo viene fatta la dovuta manutenzione al verde, ma  si sta finalmente attivando l'irrigazione nelle aiuole delimitanti la pista ciclabile lato Livorno, tutto ciò fa pensare che adesso anche quelle aiuole saranno curate e addobbate con piante floreali o sempre verdi.
Per ultimo una cosa importante, l'altro giorno, con lieta mia sorpresa,  nel tardo pomeriggio passando dalla piazza di Tirrenia, un Camion con gru annessa carico di contenitori porta sacchetti per i rifiuti, stava scaricando un certo numero di questi lungo il marciapiede. Auguriamoci che questi contenitori in cemento colorato rimangano a Tirrenia e non vengano spalmati in altre zone, perchè e vero che siamo un popolo di incivili per quanto riguarda il comportamento in pubblico, ma anche se uno vuole essere corretto e gettare una cartaccia nei contenitori dei rifiuti, questi non ci sono e quindi o la mette in tasca o la butta per terra, come di solito accade.
Mi domando ma perchè queste cose non sono fatte prima e durante il periodo estivo dove la presenza di persone provvenienti da molte parti d'Italia, possono testimoniare al loro rientro nelle proprie città, almeno della pulizia e del senso ciivico nel nostro territorio, perchè di più non possono fare, visto che oltre alla natura il nostrto litorale non dà molto di più in fatto di intrattenimento, cultura e svago.
Forse qualcuno, prima o poi, ce lo spiegherà questo mistero a noi poveri, inetti, ma lungimiranti illusi.

lunedì 4 ottobre 2010

OGGI UN NUOVO ANGELO IN PARADISO

Il vento ha spazzato via anche l'ultima foglia, ed ora i miei occhi vedono oltre il visibile...

Vedo la tua immagine, e tra il mormorio del vento ascolto il suono echeggiante della tua risata.

La tua anima e' tra la luce..la stessa che emanavano i tuoi occhi sinceri, pieni di vita.

Prima di me ora vedi orizzonti sconfinati, ascolti melodie a me sconosciute...

comprendi cose a me incomprensibili...

Il vento ha spazzato via anche l'ultima foglia...ma il tuo ricordo no...

e' attaccato al mio cuore...

E li' rimarra' per sempre.


(Xenya)


Queste parole possano sembrare le solite frasi fatte, gli stessi aneddoti, che in questi casi si dicono, forse anche in maniera distratta, tanto per dire qualche bella frase di circostanza. Questa volta però il voler esprimere qualcosa di veramente sentito e, che parte dal profondo del cuore, non potrebbe essere più reale.
La tremenda, anche se non inattesa notizia della sofferta morte di Massimo, ha come squarciato il fondo di un quadro, una disgrazia che non avremmo mai voluto sentire ne vedere.
Massimo non era solo amico e parente, ma era la vera rappresentazione di una vita angosciata dalla consapevolezza della grave malattia, e nello stesso tempo della grande forza d'animo per cercare di sopraffare con forza stoica il terribile male, che non ti annienta solo fisicamente ma soprattutto psicologicamente e moralmente.
Massimo ha affrontato, sin dall'inizio, la nuova lotta contro il grande male con tutta la Sua forza rafforzata dalla più grande notizia che un uomo può avere, la nascita di un figlio.
Dalla grande gioia alla più grande angoscia.
Non possiamo minimamente immaginare a cosa  possa essergli passato dalla mente in quei primi mesi di malattia e poi, con sempre più rassegnazione, fino ad ieri notte.
Il grande sogno era lì a testimoniare come si può e si deve Amare la vita e tutto quanto c'e intorno ad essa, anche se consapevolmente breve e sofferta.
Sono sicuro che il Paradiso ha spalancato le sue porte, anzi le ha tolte per accogliere Massimo e una schiera di anime candide lo hanno accolto accompagnandolo alla presenza del Signore.
La Sua grande sofferenza terrena, la Sua brevità di vita terrena, il Suo amore per la famiglia, per i fratelli lontani, per il Suo lavoro, non potevano e non possono essere che il miglior biglietto da visita per giungere in cielo.
Il mio ricordo più bello di Massimo, oltre ovviamente ai suoi momenti più felici, era incontrarlo quasi tutte le mattine quando andava al lavoro, sulla sua bicicletta, pedalando senza mani sul manubrio con le braccia conserte in petto, magari fischiettando un motivetto, e salutarmi con cenno della mano. Io contraccambiavo con un " Ciao Massimo, Buona giornata" inconsapevoli tutti e due che presto questo nostro rituale mattiniero avrebbe avuto una imminente fine.

Impensabile, incredibile, inconcepibile, inverosimile.

Voglio ricordarmelo così, Massimo, sereno e felice cosi come quando in occasione dei grandi pranzi di Babbo Oreste e Mamma Anna, anzi delle grande rimpatriate tra i figli, nipoti, e altri parenti, per degustare il favoloso cacciucco di casa, rideva e scherzava, sfottendo a destra e a manca, il fratello, la sorella, o il nipote di turno.
Un ultimo ricordo è il Massimo artista dei  motori e nel  restaurare  moto, scooter, e motorini d'epoca, con una capacità unica, da vero amante, spesso insieme a Suo fratello Tiziano. Un grande amore quello dei motori che lo aveva avvicinato sin da ragazzo prima nel garage di casa, poi da Ciro, ed infine nel garage dei Passerotti, al lavoro che  per Lui era soprattutto passione.
Ciao Massimo, sarai sempre nelle nostri pensieri, nelle nostre preghiere, ed esempio per tutti noi.


sabato 25 settembre 2010

Pensieri di ......Settembre

L'estate oramai è alle spalle, sembra sia passata come un soffio, eppure ne sono successe di cose.
Nessuno pensa al recente passato se non quando accadono cose che invece dovrebbero essere dimenticate il più presto possibile,  come la perdita di una persona cara.
Anche quest'anno a me è successo. Per la verità da quando ho memoria poche volte è capitato di non avere brutti ricordi.
Immaginate cosa avranno sentito e cosa  stanno passando quei genitori e figli che in un attimo hanno perso, ieri vicino a Donoratico, i propri piccoli e i loro genitori e suoceri, in quell'incredibile incidente stradale, quasi inverosimile se i risultati dei rilievi della Polstrada confermeranno quanto presunto oggi sui quotidiani.
Due nonni ancora giovani, e altrettanto due nipotini , uno appena adolescente e l'altro ancora all'asilo che in un attimo sono volati via  in cielo.
Se si fosse trattato di quattro giovani al rientro notturno da una discoteca avremmo tutti pensato, talvolta con ragione,  che forse se l'erano cercata perchè si presume sempre che  i giovani siano "fatti"  sempre di alcool, droga, sonno etc., etc., e mai avremmo potuto pensare ad un banale, involontario quanto tragico incidente.
Purtroppo il pericolo e soprattutto la morte è sempre dietro l'angolo, anzi dietro una curva, in fondo ad un rettilineo, ai margini di un fossato e quant'altro ancora.
Ieri invece i due nonni stavano accompagnando il nipotino più grande ad allenarsi in una squadra di calcio per esordienti, era un Portiere. Che grande soddisfazione, forse la prima della sua giovane vita, avrebbe partecipato ad un prossimo torneo tra coetanei.
Il nonno alla guida sicuramente stava conducendo con attenzione e cura la sua nuova Panda e sicuramente non pensava alla incombente tragedia. La nonna sul sedile posteriore con il nipotino più piccolo che certamente era intenta a coccolarlo e ha farlo stare tranquillo, magari a sedere, perchè non si sà mai ...... una frenata improvvisa, e  vai un  bernoccolo indesiderato in arrivo.
Invece l'imponderabile era lì dopo pochi chilometri ad attenderli ai margini della strada, la vecchia Aurelia tristemente nota per i suoi numerosi morti, ed era lì anche il grande platano che madre natura aveva fatto germogliare chissa quanti decenni fà, certamente non per generare morte e tragedia. La colpa certamente non va trovata nella velocità ne in uno scoppio di un pneumatico perchè è stata calcolata in 50-60 Km/h e le ruote erano tutte integre, e per giunta tutti e due i passeggeri dei sedili anteriori avevano le cinture di sicurezza. Gli airbag regolarmente intervenuti.
E allora?
Qualcuno dice che in questi casi è colpa del dannato destino, del fato, altri magari pensano che quello era il loro momento, che sorella Morte ha colto con la sua inesorabile falce.
Io prego profondamente Dio, il nostro signore che accolga le anime di questi nostri poveri fratelli che sicuramente hanno lasciato un vuoto incolmabile nei cuori dei loro cari, ma che voglio assolutamente pensare finalmente al sicuro da ogni male e che con le loro preghiere potranno proteggere chi ora sta soffrendo per loro in questa nostra terra.
A  quei genitori, ed anche figlia e genero, vorrei poter dire che a quel grande, grandissimo dolore che non potranno mai, e poi mai, attenuare ne dimenticare possa essergli di conforto il ricordo dei momenti più cari e felici che fino ad ieri sembravano poter essere  le loro uniche certezze. A  loro il nostro più caro e affettuoso abbraccio e vicinanza nel loro profondo dolore. Un bacio.

sabato 14 agosto 2010

Quando al Caminetto le voci di Mina e Paoli facevano sognare











di Marco Barabotti - Il Tirreno.

Una Tirrenia ordinata, pulita, effervescente. Era così, almeno fino ai tempi dell'Ente Tirrenia, ahimè sciolto nel 1982. Allora era già sparito da diversi anni il sogno del cinema: di quella avventura nata al tempo del Fascismo, in alternativa a Cinecittà e che aveva fatto la fortuna di questa cittadina balneare, ma anche di un po' tutto il litorale. Travolta dalla speculazione edilizia, quella che era una immensa pineta è stata piano piano ingoiata dal cemento: quello cosiddetto "buono" dei campi da golf, alberghi moderni, poi residence con appartamenti e impianti sportivi. Il "Calambrone horror" delle colonie abbandonate si è riavuto con il recupero di buona parte di esse. Ma non ha compensato, almeno per ora, quel cicaleccio del trammino rosso tra Pisa e il litorale, in vita sino ai primi anni Sessanta - anche se vi sono tremuli singulti di riportarlo in vita - che era la spina dorsale di un turismo proletario vivo e incessante. Gli alberghi sono i soliti di trent'anni fa, il mare anche se ha la bandiera blu non è più lo stesso. La decadenza si legge anche nella natura in generale: negli alberi sempre più radi e violentati dall'aerosol, nelle strade sconnesse e piene di erbacce che quando piove si trasformano in paludi. La speranza ora è nel porto a Marina: nella sua capacità attrattiva, con la progressiva scomparsa dei resti di una brutta archeologia industriale, per far posto a una sorta di villaggio marinaro post moderno, dove avanza il cemento che cancella gli ultimi angoli dei fasti d'inizio Novecento, di una Marina cosmopolita e meta di intellettuali, musicisti e scrittori. Meno male che si è salvata almeno la palazzina, oggi sede della società del porto, teatro del contrastato amore tra Gabriele D'Annunzio ed Eleonora Duse. A Tirrenia non è rimasto neppure l'unico locale notturno di un certo stile e richiamo, il Tennis Club poi Caminetto, lasciato colpevolmente morire. Questo locale è stato l'emblema della Tirrenia più viva di sempre, tra gli anni Sessanta e Settanta, meta di grandi attrazioni nazionali e internazionali. Nato come impianto sportivo (apparteneva all'Ente Autonomo Tirrenia), era stato il centro della vita mondana sul litorale pisano. E non solo in estate, perché, era dotato di un parterre che poteva ospitare centinaia di persone anche in inverno. Il suo "mago" era Roberto Trebbi, scomparso l'anno scorso. Il locale si impose sullo scenario nazionale. A Tirrenia si esibirono nomi celebri della musica leggera di allora: Mina, Fred Bongusto, Peppino di Capri, Umberto Bindi, Gino Paoli, Carosone, Johnny Holliday e Silvie Vartan. Tanto che divenne un locale alla moda, entrando perfino in rotta di collisione con la "Bussola" di Sergio Bernardini. Il locale morì, perché perse la "battaglia dei rumori" coi residenti: si preferì, insomma, la pace notturna di questi ultimi, affossando l'unico vero volano dell'economia tirreniese. Neppure un centro Coni di fama internazionale riesce a produrre una ricaduta turistica. A tenere in vita Tirrenia e il Calambrone sono rimasti i pendolari pisani e livornesi che d'estate prendono d'assalto le spiagge. Ma non più con la verve di una volta: è un mordi e fuggi col portafoglio sempre più leggero che ingenera insicurezza, che cancella quella voglia matta di vivere un'estate spensierata. Somigliamo un po' tutti a questi pini intristiti.

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7 agosto 2010

TIRRENIA: COME LA PENSO

Una giornalista della NAZIONE, Francesca Bianchi, mi ha chiesto delle considerazioni su Tirrenia per un commento da pubblicare sullo stato del litorale Pisano, ecco quanto ho scritto.

Ti ringrazio Francesca di avermi invitato a dire la mia sullo stato del Litorale Pisano, non ho problemi. Io sono Marinese di nascita ma a 6 anni sono andato ad abitare a Tirrenia perchè la mia famiglia da sempre ha avuto attività commerciali: Bagno Olimpia (ora bagno Golf) prima della guerra e poi il Venere, la pensione Montecarlo e poi io direttamente la discoteca Frumpy, successivamente 4 negozi a Tirrenia, Giornali giocattoli tabacchi etc.. Soprattutto però ho conosciuto la proletaria Marina di Pisa con tutte le Famiglie che dipendevano dalla Fiat (anche mio padre), che nonostante tutto aveva  le sue comodità tipiche di una frazione : Il distaccamento del Comune, la Mutua Fiat, 5 distributori di benzina , qualsiasi genere di negozio, che la rendevono indipendente da tutto e tutti. Ah dimenticavo Il trenino che in mezz'ora , in tutte le stagioni ti portava a Pisa indipendentemente dal traffico.
 Poi passando a Tirrenia ho conosciuto la perla del litorale Pisano, sotto la gestione dell'Ente Autonomo Tirrenia, che era un vero e proprio comune indipendente da Pisa per la stragrande maggioranza delle risorse e delle necessità.

Pensate che tutto quello che ancora esiste, anche se decadente, è stato fatto dall'E.A.T., marciapiedi strade, piazze, urbanizzazione in genere e soprattutto l'arredo urbano che allora era veramente tenuto in primo piano. Pensate che l'E.A.T. aveva i propri stradini, giardinieri, addetti all'acquedotto con i propri pozzi artesiani lungo Camp Darby,aveva i suoi netturbini, gli elettricisti, gli idraulici, gli edili e soprattutto persone e tecnici competenti che svolgevano le funzioni di controllo e prevenzione sulle pinete, sull'abuso edilizio, sullo stato delle strade ed in genere su tutto quello che serviva per gestire al meglio il paese. Non ci dimentichiamo che allora gli Americani di Camp Darby vivevano fuori dal campo con le proprie famiglie e che sono arrivati ad essere qualche migliaia di persone, che davano lavoro e lustro durante tutto l'anno a Tirrenia. L'estate per esempio i giardinieri dell'E.A.T. cambiavano la fioritura delle aiuole ogni 15/30gg. in modo che i villeggianti non vedessero Tirrenia nello stesso modo. PENSATE INOLTRE CHE ALLORA LE AIUOLE NON ERANO solo quelle 2o 3 della piazza ma erano lungo tutto il viale del Tirreno sia nello spartitraffico che sul marciapiede lato mare cosi come lungo i marciapiedi della piazza stessa. Oltre alla fioritura che dava colore vi erano comunque siepi di pitosfero in ogni demarcazione dei tratti stradali e queste siepi erano tagliate e regolarizzate tutte le settimane. Non parliamo poi del sistema di innaffiamento che allora non era automatico ma che permetteva a due o tre persone di attaccare gli idranti lunghi ognuno una decina di metri velocemente e senza interruzzione per tutto il tratto dal bagno Perla al bagno Europa, allora bagno Anna. I vecchi Tirreniesi si ricorderanno anche di alcuni anni dove per Natale furono infissi lungo lo spartitraffico centrale alberi di abete alti 1 metro e mezzo con relativa illuminazione con una cadenza di 4/5 metri. potete pensare che spettacolo era per chi provveniva da Pisa o da Livorno.

Le strade erano perfettamente manutenute dalla squadra degli stradini e soprattutto erano tenuti puliti e liberi dagli aghi di pino tutti i pozzetti e le relative bocche di Lupo lungo i marciapiedi in modo che ricevessero regolarmente l'acqua piovana e non allagassero durante gli acquazzoni specialmente quelli estivi.

Per concludere, e potrei parlarne per ore, la numerazione civica delle abitazione era tutta tipica di Tirrenia perchè l'E.A.T. fece fare in esclusiva le formelle con il caratteristico fondo con i pini stilizzati che tutt'ora sono presenti. Pensate che i villeggianti andavano nella sede dell'E.A.T. a chiederne il possibile acquisto per portarsele e metterle alla propria abitazione. Non sono mancati anche i trafugamenti notturni staccandole dai muri delle nostre abitazioni.

Concludo con le manifestazioni che caratterizzavano con continuità l'estati di allora tutte organizzate dall'E.A.T. o con il suo patrocinio:
La Pina d'Oro concorso di auto e moda in piazza Belvedere. La mostra di Pittura Colori di Tirrenia che si teneva nell'allora locali del complesso Imperiale e poi nei giardini lato mare tra il bagno Roma e il bagno Vittoria e Alma. A questa mostra concorso partecipavano molti pittori Labronici, pisani e anche di altre città con valore nazionale. Il concorso del Giardino più bello di Tirrenia, che faceva si che le famiglie facoltose che allora abitavano in estate le loro ville, che Ahimè sono state fatte quasi tutte abbattere dal nostro Comune per lasciare posto a improponibili condomini, di fare a gara a chi rendeva più bello e colorato il proprio parco. Inoltre c'era il locale Il Caminetto che con la Bussola di Viareggio si contendeva le migliori attrazioni di allora, Mina in primis. Potrei scrivere un libro di notizie e di aneddoti ma non credo c'e ne sia bisogno perchè tanto passerei per un nostalgico idealista che ha sempre creduto nell'enormi potenzialità dell'intero Litorale Pisano.


Ciao a risentirci

sabato 7 agosto 2010

RIECCOMI

Non è stato un bel periodo questo ultimo trascorso, sia per me che per Monica, purtroppo Vinicio, suo padre ci ha lasciati. Improvvisamente, immotivatamente, e in particolare con quella brutta sensazione che poteva essere evitato pensando che si trovava al pronto soccorso del S.Chiara per un controllo quasi fatto più per scrupolo che per stretta necessità fisiologica.
Una dipartita così repentina, alle 12,30 abbiamo mangiato insieme, alle 16,00 non c'era più, è veramente dura da mandare giù. Queste esperienze però ti fanno riflettere su tante cose, inanzi tutto del sistema sanitario nazionale ed in particolar modo per le unità di pronto soccorso. Premetto che tutti gli operatori ospedalieri e specialmente quelli delle unità d'urgenza, sono encomiabili per professionalità e abnegazione però come in tutte le attività di questa nostra vita, la ripetitività e la cattiva gestione delle risorse, sempre utilizzate al massimo, al limite della sopportazione personale, possono portare a non accorgersi di alcuni casi che inizialmente sono come si dice di codice giallo ma che possono diventare in pochi minuti di codice rosso.
Ovviamente il maggior imputato è lo sfruttamernto delle maestranze utilizzate spesso in turni infernali, e la scarsa adeguatezza delle strutture ospedaliere. A Pisa gli attuali locali del pronto soccorso sono obsoleti e notevolmente sotto dimensionati, come del resto in quasi tutti i nosocomi italiani con strutture che risalgano ad ospedali di nascita medioevale.
Nonostante tutto certi atteggiamenti, talvolta dal personale medico, seguono logiche poco comprensibili ed accettabili, dal comune mortale che naturalmente vorrebbe il tutto e subito ed invece deve passare ore e ore in attesa di essere visitato. Poi succedono cose impensabili al momento dell'accettazione, e la disgrazia è sempre in agguato e si manifesta con una brutalità e una incomprensibile repentibilità di eventi. In questi casi poi non si può accettare da un medico, che ti ha comunicato in modo asettico e impersonale la morte di un tuo congiunto dicendoti che nonostante i vari e numerosi interventi di rianimazione non erano riusciti a  tenerlo in vita, e concludendo dicendo  che probabilmente ........"era arrivato il suo momento". Che tristezza .
Questo è inaccettabile sentirlo dire da un medico, un professionista che deve sicuramente in prima persona escludere il fato. Lo può dire e pensare una persona comune ma non un medico che dovrebbe sempre interpretare le proprie mansioni non come un lavoro, come una specializzazione, bensì sempre e comunque come una missione al di là di qualsiasi condizione particolarmente gravosa e poco qualificante. 
L'arte medica come viene definita nel Giuramento di Ippocrate, che ogni medico condivide, nell'antica Grecia non veniva appunto considerata una professione ma una missione come qualsiasi forma artistica.
Tutto questo ti lascia l'amaro in bocca e non c'è zucchero che te lo faccia passare.

Giuramento moderno

Il giuramento, nella forma qui sotto riportata, è stato deliberato dal Comitato Centrale della Federazione Nazionale Ordini Medici Chirurghi e Odontoiatri il 23 marzo 2007.



« Consapevole dell'importanza e della solennità dell'atto che compio e dell'impegno che assumo, giuro:

di esercitare la medicina in libertà e indipendenza di giudizio e di comportamento rifuggendo da ogni indebito condizionamento;

di perseguire la difesa della vita, la tutela della salute fisica e psichica dell'uomo e il sollievo della sofferenza, cui ispirerò con responsabilità e costante impegno scientifico, culturale e sociale, ogni mio atto professionale;

di curare ogni paziente con eguale scrupolo e impegno, prescindendo da etnia, religione, nazionalità, condizione sociale e ideologia politica e promuovendo l'eliminazione di ogni forma di discriminazione in campo sanitario;

di non compiere mai atti idonei a provocare deliberatamente la morte di una persona;

di astenermi da ogni accanimento diagnostico e terapeutico;

di promuovere l'alleanza terapeutica con il paziente fondata sulla fiducia e sulla reciproca informazione, nel rispetto e condivisione dei principi a cui si ispira l'arte medica;

di attenermi nella mia attività ai principi etici della solidarietà umana contro i quali, nel rispetto della vita e della persona, non utilizzerò mai le mie conoscenze;

di mettere le mie conoscenze a disposizione del progresso della medicina;

di affidare la mia reputazione professionale esclusivamente alla mia competenza e alle mie doti morali;

di evitare, anche al di fuori dell'esercizio professionale, ogni atto e comportamento che possano ledere il decoro e la dignità della professione;

di rispettare i colleghi anche in caso di contrasto di opinioni;

di rispettare e facilitare il diritto alla libera scelta del medico;

di prestare assistenza d'urgenza a chi ne abbisogni e di mettermi, in caso di pubblica calamità, a disposizione dell'autorità competente;

di osservare il segreto professionale e di tutelare la riservatezza su tutto ciò che mi è confidato, che vedo o che ho veduto, inteso o intuito nell'esercizio della mia professione o in ragione del mio stato;

di prestare, in scienza e coscienza, la mia opera, con diligenza, perizia e prudenza e secondo equità, osservando le norme deontologiche che regolano l'esercizio della medicina e quelle giuridiche che non risultino in contrasto con gli scopi della mia professione

domenica 27 giugno 2010

I DATI SULLA FAME NEL MONDO

1. Circa 24.000 persone muoiono ogni giorno per fame o cause ad essa correlate. I dati sono migliorati rispetto alle 35.000 persone di dieci anni fa o le 41.000 di venti anni fa. Tre quarti dei decessi interessano bambini al di sotto dei cinque anni d'età.


2. Oggi, il 10% dei bambini che vivono in paesi in via di sviluppo muoiono prima di aver compiuto cinque anni. Anche in questo caso, il dato è migliorato rispetto al 28% di cinquanta anni fa.


3. Carestia e guerre causano solo il 10% dei decessi per fame, benchè queste siano le cause di cui si sente più spesso parlare. La maggior parte dei decessi per fame sono causati da malnutrizione cronica. I nuclei familiari semplicemente non riescono ad ottenere cibo sufficiente. Questo a sua volta è dovuto all'estrema povertà.


4. Oltre alla morte, la malnutrizione cronica causa indebolimento della vista, uno stato permanente di affaticamento che causa una bassa capacità di concentrarsi e lavorare, una crescita stentata ed un'estrema suscettibilità alle malattie. Le persone estremamente malnutrite non riescono a mantenere neanche le funzioni vitali basilari.


5. Si calcola che circa 800 milioni di persone nel mondo soffrano per fame e malnutrizione, circa 100 volte il numero di persone che effettivamente ne muoiono ogni anno.


6. Spesso, le popolazioni più povere necessitano di minime risorse per riuscire a coltivare sufficienti prodotti commestibili e diventare autosufficienti. Queste risorse possono essere: semi di buona qualità, attrezzi agricoli appropriati e l'accesso all'acqua. Minimi miglioramenti delle tecniche agricole e dei sistemi di conservazione dei cibi apportano ulteriore aiuto.


7. Numerosi esperti in questo campo, sono convinti che il modo migliore per alleviare la fame nel mondo sia l'istruzione. Le persone istruite riescono più facilmente ad uscire dal ciclo di povertà che causa la fame.


Fonti (divise in paragrafi):


1) Il Progetto contro la Fame nel Mondo, Nazioni Unite;


2) CARE;


3) Istituto per la promozione dello sviluppo e dell'alimentazione;


4) Programma mondiale per il cibo delle Nazioni Unite (WFP);


5) Organizzazione delle Nazione Unite per l'alimentazione e l'agricoltura (FAO);


6) Oxfam;


7) Fondo per l'infanzia delle Nazioni Unite (UNICEF)