Il tuo occhio sia vigile

Il tuo occhio sia vigile

venerdì 7 maggio 2010

Qual'è la causa del declino dell'occidente? Vi sarà ancora la sua ora: Dio non resiste sempre ai superbi?

Vi sarà ancora la sua ora: Dio non resiste sempre ai superbi? Tantissimi uomini e donne del nostro ventunesimo secolo pretendono di finirla con Dio e con la chiesa Cattolica. Quello che essi vogliono, purtroppo, è non solamente di agire senza Dio, ma agire contro Dio ed i suoi comandamenti. Dio mostrerà loro che non s’insorge impunemente contro di lui.



Dio ha dei modi di colpire che sono terribili! Per punirci non è necessario che ci maledica, basta che si ritrai da noi. Qual è oggi la vera causa del declino dell’Occidente? Del declino culturale ed economico dell’Italia? È stato l’introduzione dell’euro come moneta unica europea? Niente affatto! Ora per molto tempo il nome di Dio e l’idea della sua giustizia hanno trattenuto il flusso dell’empietà e della corruzione sociale, come lo sbarramento trattiene le acque di un fiume in piena. Ma il nome di Dio è oggi andato in oblio quasi ovunque, l’idea della giustizia divina non domina più gli spiriti, è per questo che il flusso della corruzione sale di giorno in giorno, sempre, minacciando di portar via tutto.

È vero che se Dio stesso non costruisce, quello che s’innalza non tiene affatto; che se egli non custodisce la città, è invano che si veglia intorno ad essa. Quando Dio non è con gli uomini, non vi è presso di essi che debolezza e impotenza, e tra di essi che egoismo, diffidenza, insubordinazione. Dio disprezzato si vendica lasciandoli a se stessi. “Essi sapranno che sono il Signore”, dice Dio per bocca del profeta. Possiamo comprenderlo, non spezzarci sotto i terribili colpi della forza divina ma vinti dall’amore e illuminati dalla fede! Chi è forte come Dio? Alla vista dei complotti dell’empietà, ricordiamoci il grido di san Michele. Nella lotta accanita che si scatena, il vinto non sarà né Dio né la Chiesa, sarà Satana ed il mondo amico di Satana.

martedì 4 maggio 2010

Libri, di carta o elettronici? Questo è il dilemma. Continueremo a leggere come abbiamo sempre fatto.....

A Natale arriva anche in Italia l'e-book. Gli editori garantiscono che sfonderà...



Un libro elettronico (Ansa).Di carta o elettronico? Questo è il dilemma. Continueremo a leggere come abbiamo sempre fatto, cioè tenendo in mano un libro stampato su carta, con tutti i vantaggi e gli svantaggi della sua materialità, o presto diventeremo tutti lettori digitali, con tutti i vantaggi e gli svantaggi del caso?
Alcuni editori giurano che i tempi per il debutto, in Italia, dell'e-book sono maturi. E ne hanno anche fissato la data del compleanno: autunno di quest'anno, con la prospettiva di diventare il regalo tecnologico più gettonato e ricercato del prossimo Natale. Sarà così? Impossibile dirlo. Certo, è innegabile che negli Stati Uniti il libro elettronico stia prendendo piede, anche se rappresenta ancora un segmento marginale del mercato librario. Un sospetto, però, ci frulla in testa: non è che queste previsioni così trionfalistiche sul successo prossimo venturo dell'e-book siano alimentate ad arte da chi ce lo vuole vendere?
Naturalmente il quid della questione è un altro: quale rapporto si instaurerà fra il lettore e il nuovo mezzo? Sboccerà un'amicizia, o resterà un amore mancato? A favore della prima ipotesi gioca il fatto che sull'e-book si potrà caricare un'enorme quantità di materiale e che i prezzi dei testi digitali dovrebbero ridursi sensibilmente rispetto a quelli del cartaceo. In questo senso, i benefici che se ne possono trarre nell'ambito dello studio e dei testi scolastici sembrano innegabili. A far pendere la bilancia verso la seconda ipotesi è invece un fattore se vogliamo impalpabile, persino romantico, ma dall'indiscutibile peso: il libro è bello tenerlo in mano, sentirne la consistenza, odorarlo persino... Nell'attesa che la storia si incarichi di rispondere agli interrogativi che restano in sospeso, sarà interessante seguire un evento previsto all'interno del Salone del libro di Torino (13-17 maggio). Il 13 maggio avrà luogo la conferenza “Che fine farà l’ebook. Tra libri di carta e applicazioni digitali”, nel corso del quale si presenteranno i risultati di un'indagine della NielsenBookScan e dell'Associazione italiana editori.
Intanto, manifestiamo simpatia per l'ironia del titolo, che scarica sull'e-book, anziché sul libro di carta, le incertezze del futuro. Ma cosa emerge dall'indagine? Del pubblico con età superiore ai 14 anni più aperto alle nuove tecnologie, il 7,5% dichiara di aver già comprato (o di accingersi a farlo) un e-book. Un altro 5,8% aspetta solo un maggior numero di titoli in italiano, e un altro 2,8% la possibilità di leggersi sullo schermo dei best seller. E il 27,0% solo la discesa del prezzo degli e-reader. Numeri per ora ancora lontani da quelli del mercato tradizionale, ma dai quali emerge anche una dinamica aperta alla novità.

Vini D.O.C., anzi D.O.P.

Che strano, non c'è più il vino Doc



Sugli scaffali troveremo il Dop: lo stabilisce un regolamento europeo appena varato. Ma non è l'unica novità. Una guida alla lettura dell'etichetta.

I vini Doc sono diventati Dop per una decisione europea e già si vedono negli scaffali. Non cambia niente, soltanto la sigla, da denominazione d’origine controllata a denominazione d’origine protetta. Questa può essere considerata una stranezza normativa, perché ormai i consumatori si erano abituati alla sigla Doc, ma non è la sola. Manca per esempio l’obbligo di dichiarare in etichetta se il vino è secco, amabile o dolce.
Soltanto i singoli disciplinari dei vini Doc possono prevedere questo obbligo, ma spesso non lo fanno, quindi può capitare di comprare oggi un vino Doc secco e domani lo stesso Doc amabile, si può immaginare con quanta sorpresa. Non è neanche obbligatorio dichiarare se il vino è bianco o rosso e, infatti, spesso non è dichiarato. E’ il consumatore che deve sguerciarsi a guardare attraverso la bottiglia. E se la bottiglia è nera? Inoltre, non è obbligatorio dichiarare in etichetta l’annata del vino, se non è previsto dal rispettivo disciplinare o se questo ne dà solo la facoltà. Anzi, nei semplici vini da tavola è addirittura vietato, anche se imbottigliati dallo stesso viticoltore che ha vendemmiato. Il perché è un mistero. E c’è anche il mistero del vino cotto.

Gli esperti lo definiscono corposo, balsamico, profumatissimo e tonificante, ma è una rarità clandestina perché la legge ne vieta la commercializzazione, essendo considerata una sofisticazione del vino in base ai Regolamenti comunitari. Una volta il vino cotto era considerato una medicina e attualmente è celebrato nell’unica manifestazione in Europa che gli è dedicata, la sagra di Loro Piceno, un paesino nell’entroterra di Macerata. Il vino cotto locale si ottiene dalle uve migliori di Sangiovese, Trebbiano, Montepulciano, Maceratino e Verdicchio, il cui mosto viene fatto bollire per 8-10 ore in recipienti di rame. Ne viene ricavata una concentrazione pari ad un terzo di quella iniziale, che è fatta invecchiare per anche più di 30 anni in botti di rovere.
Il prodotto di questa lavorazione è una bevanda che –secondo gli esperti– non ha nulla da invidiare al Porto. E’ vietato anche chiamare vino il Fragolino, tanto che per un po’ di tempo i Servizi repressione frodi hanno fatto il giro di ristoranti, trattorie, bar e osterie per vedere se servivano sottobanco ai clienti il Fragolino, vino ricavato dall’uva fragola. Sembra che si tratti di un reato molto grave, più che vendere o comprare sigarette di contrabbando, poiché l’uva fragola non nasce da una vitis vinifera come il Pinot o il Trebbiano e il Dpr n. 162/1965 ha vietato tassativamente di vendere vino non ricavato da una vitis vinifera. Il paradosso è che, mentre si può preparare e commercializzare una bevanda di fantasia con qualsiasi intruglio che viene in mente, con il vino non si scherza. Fortunatamente è stata trovata una scappatoia all’italiana: basta dichiarare sul menù o listino che non si tratta di vino, ma di una bevanda di fantasia.

domenica 2 maggio 2010

Dossier - No all'uomo-cavia


In Gran Bretagna, 80 embrioni generati con il Dna di due madri e un padre. Si vuol creare l'uomo "alla carta".


L'esperimento di Newcastle è stato annunciato dalla rivista Nature (foto Ansa).



Un nuovo tipo umano, un embrione generato attraverso la tecnica della fecondazione in vitro utilizzando il Dna di due madri e di un padre. Questa sembra essere la nuova e inquietante frontiera della bioetica sperimentata dall'Università di Newcastle e annunciata in un servizio dalla rivista scientifica americana Nature. La nuova tecnica, mettendo da parte ogni rilievo di tipo antropologico e bioetico, aiuterebbe a prevenire le malattie ereditarie originate da problemi mitocondriali.
La tecnica è, come dice un comunicato del Centro di Ateneo di Bioetica dell'Università Cattolica di Roma, "quella del trasferimento del nucleo dell’ovocita di una donna in quello di un’altra il cui DNA mitocondriale è sano, insieme al DNA del gamete maschile".
La nota del Centro, diretto dal professor Pessina, stigmatizza questo tipo di esperimenti che non mascherano altro che una vera e propria tendenza eugenetica, una sorta di programmazione "à la carte" dell'uomo attraverso le tecniche di fecondazione per la creazione di sempre "nuovi cocktails genetici".
E conclude con una domanda inquietante: "Stiamo di fatto minando le fondamenta, faticosamente guadagnate, dell’idea di un uomo come soggetto che non può essere né prodotto né fabbricato. La fabbrica della salute in futuro annovererà gli uomini tra i nuovi prodotti controllati?".

sabato 1 maggio 2010

Bunker in Norvegia salva semi ?

OSLO, Norvegia -- E' una sorta di Arca di Noè costruita in una caverna scavata nel permafrost. Il suo scopo sarà quello di conservare i semi di tre milioni di specie vegetali per garantire, in caso di catastrofe planetaria, la continuazione della vita sulla Terra. Sono cominciati in questi giorni alle isole Svalbard i lavori di costruzione della "cassaforte del giorno del giudizio", come l'hanno soprannominata i suoi inventori.
Si tratta di un caveau in cemento armato, realizzato in una caverna scavata nel permafrost. la sua costruzione costerà due milioni e mezzo di euro, pagati interamente dal governo norvegese. Il deposito garantirà la conservazione di semi congelati di quasi tutte le specie di piante presenti sul nostro pianeta. E consentirà ai sopravvissuti di catastrofi naturali o di una malaugurata apocalisse nucleare, di far risorgere l'agricoltura e ricostruire le coltivazioni essenziali nella loro biodiversità.
Il progetto, patrocinato dal Global Crop Diversity Trust (Gcdt), la fondazione internazionale per la varietà globale delle colture, è ospitato - col plauso della Fao, l'agenzia Onu per l'alimentazione - nell'arcipelago delle Svalbard, in territorio norvegese.
I semi e le spore verranno conservate per centinaia o migliaia di anni, a una temperatura costante di 18-20 gradi sotto zero. Per far questo sarà costruita una caverna rinforzata da un guscio di calcestruzzo spesso un metro e da porte blindate d'acciaio dello stesso spessore.
L'ingresso verrà difeso, oltre che dal "gradevole" clima artico, dai guardiani naturali: gli orsi polari.
Il guscio artificiale è immerso profondamente nel parmafrost (ovvero nel terreno permanentemente ghiacciato) e nella roccia. Anche se gli impianti di refrigerazione dovessero finire fuori uso, ci vorrebbero mesi, forse anni, prima che la temperatura nel caveau si avvicini solo ai 3,5 gradi sottozero del permafrost circostante.
All'interno del "caveau frigorifero" saranno custoditi tre milioni di campioni. Raccolti in buste contenenti centinaia di semi di specie diverse provenienti da ogni ambiente, clima e angolo del pianeta.
''Questa struttura fornirà i mezzi pratici per reimpiantare le colture distrutte da catastrofi di primo ordine - ha spiegato il capo del progetto Cary Fowler, a capo del Gcdt - una guerra nucleare, catastrofi naturali o incidenti". Oppure da "errori di gestione'' che rischiano di sradicare e far estinguere specie vegetali essenziali.
''Il deposito è di importanza internazionale", ha assicurato il premier svedese Stoltenberg durante l'inaugurazione alla presenza degli altri colleghi scandinavi. "Sarà l'unico nel suo genere perché tutte le altre banche genetiche esistenti sono di natura commerciale''.
''Ci auguriamo così di preservare la diversità biologica in agricoltura, soprattutto delle colture essenziali per l'alimentazione'', ha sottolineato il ministro dell'agricoltura di Oslo, Terje Riis-Johansen. ''Penso che numerosi Paesi utilizzeranno questa cassaforte anche per premunirsi contro le malattie delle piante e altre minacce''.
Speriamo che tutto questo progetto non nasconda qualche altro mistero, perchè spendere questa cifra per un qualcosa che potrebbe avvenire oppure no sembra un pò strano.

IL TERMINALE OLT-LNG TOSCANA (visto dalla parte interessata)


IL TERMINALE OLT: Perchè davanti alla Toscana

I dati in breve:
22 km al largo della costa tra Livorno e Pisa
36 km di condotti interrati, di cui 29,5 km sottomarini
6 metri la profondità di interramento della condotta lungo il Canale Scolmatore per garantire la navigabilità
La collocazione del rigassificatore è stata scelta a livello nazionale perchè Livorno è un porto adeguato a supportare le attività del terminale.
Livorno è inoltre collocato in una zona strategica di approvvigionamento, vicina ai territori dove il gas viene maggiormente utilizzato.
La Toscana, infatti, è una delle regioni che utilizzano maggiori quantità di gas, con un consumo annuo di circa 4 miliardi di metri cubi. Si stima che nei prossimi 2-3 anni il fabbisogno crescerà a circa 7 miliardi di metri cubi annui.

Informazioni estratte dal sito dell'OLT-LNG Toscana.

IL TERMINALE OLT-LNG TOSCANA: (visto dal comitato No off-shore)




Firmato a Livorno un accordo tra Olt e la Fratelli Neri: 40 i nuovi assunti
Ma il Comitato No off-shore tira dritto e domenica manifesta Tirrenia


LIVORNO. E' stato firmato oggi in Comune, il primo degli accordi tra la Olt Offshore Lng Toscana e la Fratelli Neri che, secondo la multinazionale dell'energia, sanciranno l'assunzione da parte di quest'ultima di tutti i compiti relativi alla vigilanza, all'assistenza, al pattugliamento e al supporto logistico del terminale, mettendo a disposizione una vera flotta di mezzi specializzati e il relativo personale.
Gli accordi avranno una durata di 15 anni a cui se ne aggiungeranno altri 5 in opzione e prevederanno nuove assunzioni da parte della Fratelli Neri per circa 40 unità tra manager, personale marittimo e addetto alla base a terra.
Per svolgere i compiti relativi agli accordi, l'investimento stimato dalle aziende è di oltre 50 milioni di euro dedicati anche alla costruzione di una flotta di mezzi creati appositamente per rispondere alle esigenze del futuro rigassificatore: un nuovo guardian - supply vessel, un crew boat e due rimorchiatori da 100 tonnellate di tiro con qualifica escort.
La notizia dell'accordo non ha fermato i membri del Comitato No off-shore che hanno organizzato una manifestazione contro il terminal, per domenica, a Calambrone. «Riteniamo che, dopo gli scavi a mare e le polemiche sulla chiusura della Meloria, sia giunto il momento di aprire un dibattito sulla questione "mare". Gli scavi hanno sollevato i fanghi a suo tempo depositati sui fondali, fra i quali il micidiale Tbt scoperto a suo tempo da Greenpeace, causando a nostro avviso seri problemi per la balneazione in zona Calambrone - Tirrenia» hanno spiegato dal Comitato.
«Tutto ciò contrasta clamorosamente non solo con la necessaria cautela per la salute pubblica dovuta in questi casi, e di cui le istituzioni dovrebbero farsi carico, ma anche con il rispetto per il santuario dei cetacei ed ora anche per il neo-parco della Meloria, zone in quanto tali soggette a maggior protezione di altre non elevate a parchi».

Intanto, nell'incontro di ieri, Olt ha precisato, che la nave Golar Frost attualmente in cantiere a Dubai per i lavori di trasformazione, giungerà, nei primi mesi del 2011, al largo delle coste toscane, a circa 22,5 Km. L'entrata in esercizio è prevista per la metà del 2011, con una capacità di rigassificazione di 3,75 miliardi di mc/anno, pari circa il 4% del fabbisogno nazionale.

da greenreport.it.