Il tuo occhio sia vigile

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venerdì 31 dicembre 2010

CAPODANNO






Sinai
"Il Roveto Ardente"



Ho letto su F.B. un commento di unn amico di rete che ha pubblicato un pensiero di Antonio Gramsci sulla festività di fine anno, il Capodanno, lo voglio ripubblicare perchè ritengo sia una verità in cui mi riconosco a pieno.

CAPODANNO
Ogni mattino, quando mi risveglio ancora sotto la cappa del cielo, sento che per me è capodanno. Perciò odio questi capodanni a scadenza fissa che fanno della vita e dello spirito umano un’azienda commerciale col suo bravo consuntivo, e il suo b...ilancio e il preventivo per la nuova gestione. Essi fanno perdere il senso della continuità della vita e dello spirito. Si finisce per credere sul serio che tra anno e anno ci sia una soluzione di continuità e che incominci una novella istoria, e si fanno propositi e ci si pente degli spropositi, ecc. ecc. (...) la data diventa un ingombro, un parapetto che impedisce di vedere che la storia continua a svolgersi con la stessa linea fondamentale immutata, senza bruschi arresti, come quando al cinematografo si strappa la film e si ha un intervallo di luce abbarbagliante. Perciò odio il capodanno. Voglio che ogni mattino sia per me un capodanno. Ogni giorno voglio fare i conti con me stesso, e rinnovarmi ogni giorno. Nessun giorno preventivato per il riposo. Le soste me le scelgo da me, quando mi sento ubriaco di vita intensa e voglio fare un tuffo nell’animalità per ritrarne nuovo vigore. Nessun travettismo spirituale. Ogni ora della mia vita vorrei fosse nuova, pur riallacciandosi a quelle trascorse. Nessun giorno di tripudio a rime obbligate collettive, da spartire con tutti gli estranei che non mi interessano ...
ANTONIO GRAMSCI

Queste parole esprimano pienamente quanto credo delle festività in genere, ma soprattutto per quelle ricorrenze "Terminali", come il Capodanno, le feste di addio, le rimpatriate con persone che non vedi da anni, etc..
In queste parole c'è il senso di speranza, di proponimento che solo un filosofo riesce ad esprimere e mettere su carta, allo stesso tempo leggerle mette  ancor più nostalgia e tristezza per le cose che avresti voluto fare e che non hai fatto o potuto fare, e soprattutto non avere più al proprio fianco le persone più care che hanno condiviso le tue storie di vita.
Un pensiero a Loro con tanta nostalgia.

venerdì 19 novembre 2010

PERCHE' FILIPPO? PICCOLO GRANDE UOMO!

Perchè Filippo? Perchè l'hai fatto? non lo sapremo mai più ormai, e non c'è l'hai voluto dire, anche se hai lasciato un ultimo biglietto con quel Tuo messaggio che nega e contrasta quello che tutti pensavano di Te.
"Mi sento incompreso in famiglia......". Perchè l'hai fatto, perchè, perchè,perchè,.....!!!
Queste sei lettere tanto interrogative e misteriose non ci lasceranno mai, ma soprattutto ci lascieranno un vuoto enorme. Non chiediamoci "Perchè" l'hai fatto chiediamoci "Perchè" non lo sappiamo. In questi due giorni tutti hanno cercato di trovare argomentazioni e  giustificazioni al Tuo gesto, ma nessuno saprà dirci "Perchè".
11 anni, bravo in tutto, anzì bravissimo, non ti mancava nulla, apparentemente, eri il preferito dai professori, dall'allenatore di calcio, dai tuoi compagni, di cui sembra tu fossi un begnamino con quel tuo carattere gioioso, sempre pronto alla battuta, un vero leader. E allora cosa manca in tutto questo bel mondo da favola, tutto bello, luminoso e perfettino? Io penso, molto modestamente, che tutto l'affetto che questa nostra società, nei suoi più remoti angoli come appunto la famiglia, la scuola, lo sport, dimostra di avere, è un affetto, un amore asettico, ovvero senza vera e profonda convinzione e sensazione di essere vicino al tuo caro, al tuo amico, etc.etc..
Non voglio dire che chi Ti ha mostrato amore e affetto come la mamma, il babbo, il nuovo fratellino, la cara nonna, gli amici, non sia stato vero sentimento di amore e affetto, sicuramente un sentimento profondo e sentito,però ritengo che questa nostra società oramai da decenni affogata dallo stress e dal caos delle proprie convinzioni e punti di riferimento, ha trasformato l'esternazione dei nostri sentimenti in gesti apparentemente sinceri e desiderati, ma in verità sfuggenti e talvolta carichi di preoccupazioni e pensieri amari.
Nel cosmo dei bambini però questo non avviene , loro sono sempre impermeabili a queste nostre mature sensazioni, loro sono sempre come eravamo tutti noi nei secoli passati, come forse ancora possiamo trovare tra le tribù nelle parti del mondo meno civilizzato. Non vi chiedete perchè anche se nell'estrema povertà, nel bisogno di ogni cosa, con il perenne rischio di essere annientati da tutto, quelle povere anime hanno sempre un approccio alla vita sereno, gioioso e sorridente. Noi non sappiamo più essere sinceramente e profondamente felici, felici di quella gioia di vivere comunque e dovunque. Questo i bamnbini lo sentono e lo percepiscono al di là di qualsiasi cosa, e Tu Filippo, particolarmente sensibile, e buono l'hai sentito e ne hai sofferto. Nessuno di noi , la famiglia soprattutto, la scuola  riesce più ad accorgersi di questo bisogno profondo di vicinanza più che di affetto, ecco appunto la parola giusta, "la vicinanza", il bisogno talvolta del contatto fisico quasi a voler dimostrare che le parole non bastano, i buoni intenti, le buone azioni, non sono sufficienti a tenere in vita un bambino di 11 anni, che ha voluto esprimere questo suo profondo disagio con un gesto anche troppo grande per un adulto. Probabilmente sei sempre riuscito a mascherare questa Tua necessità di vicinanza di contatto, con la Tua  estroversità, con il Tuo umorismo, con la Tua bravura.
Filippo come ci fai sentire nullità, inetti di fronte a questo Tuo disperato gesto, il Tuo tema che abbiamo letto sui giornali, è il Tuo manifesto contro tutti e contro tutto. Il tuo giudizio sulla felicità è per me emblematico e nello stesso tempo profondo, gocciolante di tristezza e amarezza, quel tuo giudizio sembra più la descrizione di un sentimento di paura e di terrore piuttosto che di Amore, " la felicità è quel sentimento profondo che ti fa drizzare i capelli, strabuzzare gli occhi fuori dalle orbite etc.etc.". Caro e sconosciuto Filippo quale travaglio hai passato dentro di Te per arrivare a fare questo insensato gesto. Mi auguro solo che Tu non abbia avuto il tempo di capirlo, e soprattutto che Tu non sia stato attanagliato dalla paura di non poter tornare indietro nell'ultimi istanti della breve vita, nel Tuo gesto estremo.
Filippo mi hai fatto sentire improvvisamente svuotato da qualsiasi forza e mi hai fatto profondamente sentire male, ho pianto come un bambino, come Te, anzì forse come avresti dovuto fare Te, e forse non l'hai fatto volendo dimostrare di essere sempre grande, più grande di quanto avresti dovuto dimostrare. Le vicende della vita ti hanno portato ad essere più grande del dovuto, e probabilmente il Tuo cuore, il Tuo cervellino non ha retto.
Un bacio Filippo, un bacio grande un'eternità, avrai sempre posto nei nostri pensieri e nelle nostre preghiere, corri finalmente libero da angoscie e timori nei campi di calcio del Paradiso, è li che hai fatto il Tuo più bel Gol.    Ciao.

martedì 22 giugno 2010

Sappiatelo, sovrani e vassalli, eminenze e mendicanti, nessuno avrà diritto al superfluo, finché uno solo mancherà del necessario." Salvador Diaz Miròn

La povertà è fame. La povertà è vivere senza un tetto. La povertà è essere ammalati e non riuscire a farsi visitare da un medico.
La povertà è non potere andare a scuola e non sapere leggere. La povertà è non avere un lavoro, è timore del futuro, è vivere giorno per giorno.
La povertà è perdere un figlio per una malattia causata dall'inquinamento dell'acqua.
La povertà è non avere potere e non essere rappresentati adeguatamente; la povertà è macanza di libertà.
La povertà assume volti diversi, volti che cambiano nei luoghi e nel tempo, ed è stata descritta in molti modi .
La povertà è una situazione da cui la gente vuole evadere.
La povertà, quindi, richiede azioni sia da parte dei poveri che dei benestanti, e richiede di cambiare il mondo per fare sì che molte più persone possano avere un buon livello di nutrizione, un alloggio adeguato, accesso all'educazione e alla salute, protezione dalla violenza, e voce in ciò che succede nella loro comunità.
Le dimensioni della povertà.
Per capire come si può ridurre la povertà, per capire ciò che contribuisce o meno ad alleviarla e per capire come cambia nel tempo, bisogna definire, misurare, studiare ed anche vivere la povertà.
Dato che la povertà ha tante dimensioni, deve essere osservata mediante una serie di indicatori; indicatori dei livelli di reddito e di consumo, indicatori sociali ed anche indicatori della vulnerabilità e del livello di accesso alla società e alla vita politica.




......Non chiedermi cosa è la povertà perché l'hai incontrata nella mia casa.
Guarda il tetto e conta il numero dei buchi.
Guarda i miei utensili e gli abiti che indosso.
Guarda dappertutto e scrivi cosa vedi.
Quello che vedi è la povertà.

giovedì 17 giugno 2010

"CHE COS'E' L'AGNOSTICISMO?"

L’agnosticismo è la concezione secondo cui l’esistenza di Dio è impossibile da conoscere o da provare. Il termine “agnostico” significa essenzialmente “senza conoscenza”. L’agnosticismo è una forma più intellettualmente onesta di ateismo. L’ateismo afferma che non esiste Dio: una posizione, questa, indimostrabile. L’agnosticismo sostiene che l’esistenza di Dio non possa essere né provata né confutata, essendo impossibile sapere se Dio esista. Quanto a questo concetto, l’agnosticismo è corretto, perché l’esistenza di Dio non può essere provata o confutata empiricamente.
L’agnosticismo è essenzialmente la riluttanza a prendere una decisione o per o contro l’esistenza di Dio. È la posizione della definitiva “indecisione”. I teisti credono che Dio esista. Gli atei credono che Dio non esista. Gli agnostici credono che non dovremmo né credere né non credere nell’esistenza di Dio, perché è impossibile saperlo nell’uno e nell’altro senso.
Solo per fare un esempio, respingiamo le prove lampanti e innegabili dell’esistenza di Dio. Se mettiamo le posizioni del teismo e dell’ateismo/agnosticismo su un piano di parità, in quale è più “sensato” credere rispetto alla possibilità della vita dopo la morte? Se non c’è alcun Dio i teisti e gli atei/agnostici cesseranno semplicemente tutti indistintamente di esistere, quando moriranno. Se  c’è un Dio, gli atei e gli agnostici avranno qualcuno a cui rispondere, quando moriranno. Da questa prospettiva, ha certamente più “senso” essere teisti che atei/agnostici. Se nessuna posizione può essere provata o confutata, non sembra saggio fare ogni sforzo per credere nella posizione che potrebbe avere un risultato finale infinitamente ed eternamente più desiderabile?
È normale avere dubbi. Ci sono così tante cose in questo mondo che non comprendiamo! Spesso la gente dubita dell’esistenza di Dio perché non comprende o non è d’accordo con le cose che Egli fa e permette. Tuttavia, noi, essendo esseri umani finiti, non dovremmo aspettarci di essere in grado di capire un Dio infinito.

venerdì 4 giugno 2010

NON SEMPRE I PRETI SONO CRIMINALI

In questi ultimi tempi si è scatenata una campagna denigratoria e giustizialista contro la Chiesa  Cristiana Cattolica e i suoi sacerdoti, sicuramente derivata da un inconfutabile e biasimabile comportamento criminale da parte di alcuni suoi esponenti e spesso con alti incarichi nella curia  e nelle diocesi all'estero e in Italia.
Sono il primo a criminalizzare e non perdonare tali esecrabili comportamenti, la Pedofilia e certamente tra i più pervertiti crimini che uno possa fare, proprio perchè interessano i bambini e i ragazzi, e soprattutto la loro sfera intima del sesso e della conoscenza del bene e del male.
Ha fatto bene a dire il santo padre che il crimine di pedofilia ed in genere qualsiasi soppruso su di un bambino e tra le colpe più grandi dell'inferno. Per chi crede  e ha fede, come me, questa affermazione ha un grande significato perchè non concede dubbi sulla punizione eterna che nostro Signore attribuirà a chi ha commesso tale ignobile atto contro anime  innocenti.
Del resto la comunità Cristiana ed in genere Religiosa è fatta da grandi numeri, e certamente la mela marcia facilmente e statisticamente può risiedervi.Questo certamente non giustifica il sacerdote o anche il credente che pratica tale infame depravazione, ma purtroppo questo avviene anche se in numero troppo alto di casi. Anche la tesi dei non credenti, che non giustifica ancor di più tale devianza sessuale nei sacerdoti, dal momento che loro, ministri di Cristo, dovrebbero essere ragione di perfezione e di esempio per tutta l'umanità; è assolutamente vera, però come può essere possibile che solo la Chiesa di Cristo possa risultare composta da esseri perfetti e incorruttibili, quando possiamo vedere nelle Sacre Scritture dell'Antico e del Nuovo Testamento che spesso il popolo di Dio si è allontanato da Lui manifestando comportamenti a dir poco animaleschi, umilianti e profani. Dio ha sempre punito queste persone se non addirittura popoli interi, come appunto gli Ebrei nella Bibbia.
Come non pensare alle migliaia di uomini e donne che si sono sacrificati e sono stati martirizzati nei secoli fino ad oggi per il bene e l'aiuto verso i loro simili più bisognosi. Così come c'è ne sono stati e c'è ne saranno nelle schiere dei non credenti e/o tra quelli delle altre religioni del pianeta. Il bene e l'amore verso il proprio simile ,e aggiungo anche verso gli animali e la natura intera, non hanno nè appartenenza, nè colore, nè razza, nè credo.
Pertanto l'unica cosa che mi piacerebbe fosse fatta soprattutto da chi non la pensa come me, in fatto di Religione e fede, è quella di essere meno generalisti e massificanti nei propri giudizi verso la chiesa, intesa ovviamente come chiesa spirituale di Dio e non come potere temporale di uomini.
Ricordandogli che i Credenti veri lo sono altrettanto nei confronti di tutto il genere umano sia quando è nella ragione che quando è nel torto, anzi è proprio quando il nostro simile pecca e devia dal comportamento civile e sociale che noi credenti dobbiamo con amore aiutarlo a recedere da tali peccati.
Pace e bene.

venerdì 21 maggio 2010

L'UMORISMO NELLA COPPIA

Nella vita di tutti i giorni il buonumore
pare un bene sempre più raro.Non sappiamo più ridere.
L'umorismo, L'allegria, il sorriso,
esprimono invece una intelligenza curiosa,
aperta, flessibile, rapida, ed efficace
e sanno tenere lontani lo stress, i disagi, le malattie,
ma soprattutto il rischio di far naufragare una vita in due.
Chi non ride non fà l'amore.
L'eros infatti vive di passione e delle capacità di darsi
reciproca gioia: sono queste le vere basi di una solida
unione che funziona.
Diversamente è destinata a sciogliersi in fretta o a
consolidarsi in una routine scontata e frustrante.
Quali i rimedi?
Semplice: meno pensieri inutili e prendersi un pò
di più in giro!
In questa società non è facile però tentare non nuoce.

martedì 11 maggio 2010

Qual'è la causa del declino dell'Occidente? (ulteriori commenti)

 A seguito della discussione sul tema tra me e Varo aggiungo altri commenti inseriti da mia sorella Mariagloria ( in arte IOIA).


Mariagloria Ciuti:
Gianmarco è vero quello che ti è stato detto, ti sei espresso male o hai un pò di rabbia addosso come in fondo ho anch'io, per quello che in questo momento la chiesa sta passando..
al sig. Varo vorrei solo dire che mi ha colpito una sua frase che lei ha detto"....ma deve essere la consapevolezza di un bene comune, ed una naturale bontà e capacità di perdono......", queste parole... bene comune, bontà,...capacità di perdono....perchè mi viene in mente Madre Teresa di Calcutta..non ha detto " amore" ma sono sicura che lo ha solamente sottointeso...io sono molto credente ,
Lei dice di essere ateo....mi piacerebbe sapere se conosce i Comandamenti...io credo di sì anche in questo caso. Mi creda forse è più vicino a Dio Lei che io e mio fratello Gianmarco.....però l'unica cosa che vorrei dire è che non sono d'accordo quando dice "..il mio dio sono io...." da soli, se non siamo in un piano divino , non nasciamo , non cresciamo, non viviamo,non siamo nulla ...Dio ci crea e ci accompagna sempre anche se a distanza...ma ci prende in collo come un padre prende in collo un figlio nelle difficoltà, nella paura, nella sofferenza , nella solitudine, nel dolore....e non gli importa quanto abbiamo peccato, gli interessa solo quanto ci sentiamo pentiti di ciò che noi abbiamo commesso. Lui ci accoglierà benevolo sembre tra la sue braccia.


Perdonatemi di cuore se mi sono intromessa nei vostri discorsi,ma non ne ho potuto fare a meno....un saluto affettuoso ad entrambi


Varo Cavalli:
Ma ci mancherebbe altro, anzi, ben vengano altre opinioni..
Mi limito a dire che la chiesa si appropria di cose che fanno parte di ognuno di noi, forse lei è più atea di me senza saperlo;-) perché se uno è buono deve perforza essere vicino ad una divinità?! Per quale motivo i valori morali assoluti devono perforza essere attribuiti ai vicini alle divinità? Perché? Qua si dividono le nostre strade, fino a che non vi staccherete da questa formalità non potrete capire cosa significa la vera libertà... E se me lo concede, io da solo sono sempre stato autosufficiente, non ho mai sentito il bisogno ne di dare la colpa ne di chiedere aiuto a qualcuno, tutto qua..
E le posso assicurare che nella mia vita ho affrontato cose che avrebbero potuto avvicinarmi in qualche modo ad una divinità.. dio è una paura umana portata sui libri niente di più..


Mariagloria:
Io sono buono perchè mio padre e mia madre mi hanno cresciuto nell'amore e nel rispetto del prossimo...io sono cresciuto perchè mia madre mi ha allattato e mi ha curato..io da solo non nasco autosufficiente..lo divento con il tempo...se Lei ha dei buoni principi qualcuno, mi perdoni glieli ha insegnati....una piantina di pomodoro quando è piccola se non la si incanna con il primo vento viene troncata....se Lei è così , non credo che lo debba solo a se stesso, forse penso che lo debba a qualcun' altro....e forse questo qualcun' altro
era cresciuto a sua volta vicino a Dio...forse,allora si ricapovolge la domanda...sono io atea ed è Lei, inconsciamente, un credente ????


Varo :

Il mio essere è la risultante di più esperienze e più situazioni, comunque sia, come già le ho detto,
se non abbandona la formalità ma sopratutto la presunzione per cui solo chi è vicino ad una divinità ha il
copyright dei buoni sentimenti, la nostra discussione non ha più ragione di esistere .. Spero solo che vi accorgiate in tempo dell'enorme errore che fate.... Buon proseguimento, e piacere di averla conosciuta...


A questo punto aggiungo solo che queste conversazioni, anche se a distanza, sono il vero motivo, la vera anima,  che dovrebbe avere l'utilizzo di un social network, altro che Farmville o aforismi dementi e senza un significato concreto e costruttivo.
Comunque spero che anche altri possano partecipare a qualche altra nostra discussione, che senza falsa modestia credo di poter definire intelligente e positiva.

venerdì 7 maggio 2010

Una conversazione su Dio tra persone che si stimano ma la pensono diversamente.

All'articolo che ho pubblicato ieri un mio caro amico così ha risposto:



Mi permetto dire due cose.. Il dio che hai descritto, é cattivo e vendicativo, e tra l'altro non è in grado di essere in nessun modo clemente .. La seconda cosa, è che pur essendo io completamente ateo, ho decisamente un animo migliore di molti credenti. Non è la paura di una punizione divina che deve tenere le cose a bada, ma deve essere la ... Mostra tuttoconsapevolezza di un bene comune, ed una naturale bontà e capacita di perdono, cose totalmente lontane dal dio di cui ci hai parlato. A me non serve aver paura di un improbabile divinità per essere ciò che sono...



Quando l'ho letto ho riflettuto una buona mezzora mentre stavo guidando sul furgone, quindi rientrato a casa mi sono convinto che comunque dovevo dare una replica a quel commento e gli ho scritto questo:



Mi spiace V...(nome) che tu abbia frainteso le mie parole, probabilmente ai ragione Te quando scrivi sul tuo Blog della difficoltà di un linguaggio universale.
Non era mia volontà far passare Dio per un Dio vendicativo e cattivo, anzi secondo me quelle parole volevano dimostrare quanto Amore ha per noi, convinzione che noi nella fede abbiamo.
Quando dico che Dio ha dei modi di colpire terribili, ovviamente mi riferisco a come noi credenti interpretiamo il possibile allontanamento di Lui da noi.
Allontanamento che non è Lui a volere ma che siamo noi con il nostro atteggiamento e la nostra volontà a volerlo.
Dio sin dall'inizio non ha mai imposto niente, ha sempre esercitato la Sua volontà concedendoci il Libero Arbitrio, ovvero Lui suggerisce e propone, e noi siamo Liberi, con la L maiuscola, di accettare o rifiutare quello che ci viene proposto.
Molto spesso gli Atei confondono, o vogliono ritenere d'interpretare, la Religione e quindi Dio con la chiesa temporale e non con la Chiesa di Dio.
La chiesa temporale ha tutti i difetti dell'uomo così come la società, la politica, e se vuoi anche l'anarchia assoluta.
E' l'uomo imperfetto, non parlo della macchina uomo che è la cosa più bella e efficiente dell'universo, ma l'uomo nella sua Psiche e nel suo Intelletto che condiziona quello che gli sta intorno. E allora avremo il prete buono e il prete cattivo, il politico coscienzioso e quello mascalzone, avremo l'anarchico puro e assoluto che rifiuta il potere e la violenza, e quello che crea solo caos e morte come i black block in Grecia.
Come vedi alla base di tutto c'è il bene e il male, se un individuo riesce a stare bene con se stesso e conseguentemente con gli altri, ma per gli altri intendo tutti senza distinzione di razze,di credo, di colore politico, etc., e portare, inanzi tutto, rispetto e onesta d'animo, problemi non c'è ne sono, e per me questo individuo può dichiararsi Ateo o Credente, non fa distinzione, è soltanto una persona pura di sani principi,e quindi mio fratello.
Con questo non voglio dire che tutto vada bene per questi individui, tra i quali mi ci metto anch'io, anzi, spesso ci troviamo fuori posto e completamente isolati dalla società della quale si può dire tutto il bene del mondo, ma certo non che sia una società di assoluta moralità e sani principi e mutuo soccorso.
Dio dunque, per noi credenti è assolutamente e indissolubilmente Amore, tutto il resto è ......noia e nullità.

Sta a noi accettarlo o rifiutarlo.

Spesso , anzì sempre, nel nostro egoismo congenito, sono le circostanze, le esperienze della vita, positive o negative, che ci portano ad accettarlo o rifiutarlo.
Avremo modo di riparlarne se vorrai, da parte mia leggerti e dialogare a distanza con Te, mi fà molto piacere ed anzì se lo ritieni opportuno possiamo anche parlarne non in chat ed allargare ad altri il dibattito.

Ciao V.... (nome)
.........................................................................



Per finire lui mi ha confermato le seguenti sue ragioni:



Nonostante tu dica che la chiesa di dio e quella dell'uomo siano diverse, prendi come spunto di partenza ciò che ti è stato raccontato dagli uomini nella bibbia, o nel vecchio testamento, parli di leggi proposte da dio, a me sembrano tutti discorsi fatti da uomini. Comunque sia la mia intima convinzione, è che un uomo creda in una divinità solamente perché non riesce ad accettare il fatto che la sua vita è destinata a terminare, concetto che io ho accettato ormai da più di un decennio.. Ripeto, non servono leggi proposte da una divinità per essere moralmente giusti.. E non serve pregare qualcuno o qualcosa per rafforzare la mente, anzi, direi esattamente il contrario. È troppo semplice aggrapparsi ad un dio in ogni circostanza, troppo semplice, prendi come esempio quel prete pedofilo che hanno sgamato alle iene, lui con una preghiera si sentiva a posto, e i suoi confratelli lo assecondavano, è troppo facile così, le divinità non fanno per me.. Un ultima cosa, non credere che abbia smesso di credere in dio per qual si voglia accaduto, ho smesso di crederci quando ho cominciato il liceo e ho scoperto la cultura.... Il mio dio sono io.. .Ciao Gianmarco.

Accetto ma non condivido .....

Qual'è la causa del declino dell'occidente? Vi sarà ancora la sua ora: Dio non resiste sempre ai superbi?

Vi sarà ancora la sua ora: Dio non resiste sempre ai superbi? Tantissimi uomini e donne del nostro ventunesimo secolo pretendono di finirla con Dio e con la chiesa Cattolica. Quello che essi vogliono, purtroppo, è non solamente di agire senza Dio, ma agire contro Dio ed i suoi comandamenti. Dio mostrerà loro che non s’insorge impunemente contro di lui.



Dio ha dei modi di colpire che sono terribili! Per punirci non è necessario che ci maledica, basta che si ritrai da noi. Qual è oggi la vera causa del declino dell’Occidente? Del declino culturale ed economico dell’Italia? È stato l’introduzione dell’euro come moneta unica europea? Niente affatto! Ora per molto tempo il nome di Dio e l’idea della sua giustizia hanno trattenuto il flusso dell’empietà e della corruzione sociale, come lo sbarramento trattiene le acque di un fiume in piena. Ma il nome di Dio è oggi andato in oblio quasi ovunque, l’idea della giustizia divina non domina più gli spiriti, è per questo che il flusso della corruzione sale di giorno in giorno, sempre, minacciando di portar via tutto.

È vero che se Dio stesso non costruisce, quello che s’innalza non tiene affatto; che se egli non custodisce la città, è invano che si veglia intorno ad essa. Quando Dio non è con gli uomini, non vi è presso di essi che debolezza e impotenza, e tra di essi che egoismo, diffidenza, insubordinazione. Dio disprezzato si vendica lasciandoli a se stessi. “Essi sapranno che sono il Signore”, dice Dio per bocca del profeta. Possiamo comprenderlo, non spezzarci sotto i terribili colpi della forza divina ma vinti dall’amore e illuminati dalla fede! Chi è forte come Dio? Alla vista dei complotti dell’empietà, ricordiamoci il grido di san Michele. Nella lotta accanita che si scatena, il vinto non sarà né Dio né la Chiesa, sarà Satana ed il mondo amico di Satana.

venerdì 30 aprile 2010

RIFLESSIONI SUL 1° MAGGIO

«Il lavoro è voluto e benedetto da Dio. Dio, che ha dotato l’uomo d’intelligenza, d’immaginazione e di sensibilità, gli ha in tal modo fornito il mezzo onde portare in certo modo a compimento la sua opera: sia egli artista o artigiano, imprenditore, operaio o contadino, ogni lavoratore è un creatore. Chino su una materia che gli resiste, l’operaio le imprime il suo segno, sviluppando nel contempo la sua tenacia, la sua ingegnosità e il suo spirito inventivo. Diremo di più: vissuto in comune, condividendo speranze, sofferenze, ambizioni e gioie, il lavoro unisce le volontà, ravvicina gli spiriti e fonde i cuori: nel compierlo, gli uomini si scoprono fratelli.»
Paolo VI, Populorum Progressio.

«Per i credenti una cosa è certa: considerata in se stessa, l’attività umana individuale e collettiva, ossia quell’ingente sforzo col quale gli uomini nel corso dei secoli cercano di migliorare le proprie condizioni di vita, corrisponde alle intenzioni di Dio.
L’uomo infatti, creato ad immagine di Dio, ha ricevuto il comando di sottomettere a sé la terra con tutto quanto essa contiene, e di governare il mondo nella giustizia e nella santità, e cosi pure di riferire a Dio il proprio essere e l’universo intero, riconoscendo in lui il Creatore di tutte le cose; in modo che, nella subordinazione di tutta la realtà all’uomo, sia glorificato il nome di Dio su tutta la terra. Ciò vale anche per gli ordinari lavori quotidiani.» Gaudium et Spes, 34

martedì 20 aprile 2010

PERCHE' CREDERE?


In questi giorni sto leggendo un libro intitolato "Perchè Credere" sottotitolato con " Dialogo con i cercatori di Dio", un libro scritto da Josè Antonio Pagola.
In questo libro si tratta l'argomento dell'abbandono della fede e di Dio da parte di persone che l'hanno avuta e l'hanno conosciuto magari nei primi anni di età.
L'autore sostiene che molto spesso chi si ritiene AGNOSTA ovvero non credente, sia una persona che non vuol porsi il problema di Dio dopo che per vari motivi, e nel corso degli anni, hanno abbandonato la fede, mettendola da parte.
Le motivazione di chi dice d'aver perso la fede sono le più varie come, "Non sono più sicuro di niente" oppure "Non abbiamo avuto tempo per tutto questo" o "Dovevo lavorare o studiare" etc., etc..
Altri hanno lasciato la fede perchè dicono di essersi trovati abbandonati e maltrattati dalla vita, e per ultimo ma non per questo meno motivata la causa è da ricercarsi nella colpa delle gerarchie eclesiastiche e in generale dal potere temporale della chiesa nella gestione troppo materialistica e poco spirituale della fede e del culto.
Una mia riflessione è che molte persone, forse la quasi totalità, si muovono tanto, parlano in continuazione, ascoltano poco, lavorano intensamente, sono sempre di corsa, ma in realta non vanno da nessuna parte.
"Non hanno meta né cammino".
Naturalmente, se una persona non ha mai creduto,non può minimamente sapere cosa significhi credere in Dio.
Gli Agnostici, tra di noi, sono molto pochi anche se in tanti si professano tali. Infatti l'Agnostico è quello che ricerca e indaga sinceramente sul mistero della vita, non trovando motivi sufficienti per credere in Dio.
Invece la maggior parte di chi si dice agnosta dimentica semplicemente chi è Dio, e non fà nessun percorso per cercare Dio, o meglio ancora si comporta e pensa senza la volontà di cercare la reale verità.
Continueremo queste considerazioni mano a mano che scorrerà la lettura del libro, e troverò nuovi spunti di riflessione.

giovedì 15 aprile 2010

PERMESSO ZTL


Siamo alle solite, tutti gli anni dobbiamo rinnovare i permessi Ztl presso la municipalizzata Pisamo , permessi rilasciati per il nostro lavoro quotidiano. Bene tutti gli anni siamo costretti a perdere ore e ore di lavoro per effettuare il rinnovo quando basterebbe collegarsi ad un sito Internet e fare tutto dall'ufficio pagamento compreso. Mi domando oggi in una societa' super tecnologica come dovrebbe essere la nostra e' mai possibile che un ufficio amministrativo , in parte comunale, debba sempre utilizzare superate procedure burocratiche? Potrei capire per un nuovo permesso, dove occorre verificare i necessari documenti, ma per un rinnovo non riesco a capirlo. O meglio capire si capisce, "dove li metto tutti gli impiegati, quasi per la totalita' ex impiegati comunali e/o ex vigilesse? E poi si parla di ridurre i costi della spesa pubblica, tutte parole inutili. Una volta si diceva " Peccato, tutte braccia tolte alla campagna"

L' ISOLA DEI FAMOSI


Questa sera mentre stavo lavorando mi è capitato di ascoltare l'audio che corredava le immagini del programma L'Isola dei Famosi. Ammetto che le prime edizioni l'ho seguite anche se in maniera non continuativa, e forse per la novità, forse per migliori protagonisti, la trasmissione non mi sembrava male.
Adesso però quello che ci propinano è veramente squallido e talmente povero d'idee e contenuti che secondo me ci prendono tutti per dementi. Gli argomenti sono talmente banali, e i personaggi nello studio sono decisamente scarsi con la presunzione di voler dire delle certezze che sono invece infantili congetture.
Sarebbe meglio che decidessero di farla finita o trovare una nuova formula.

giovedì 8 aprile 2010

Stati d'animo


Che giornata oggi. Notizie importanti che mi mettono in grande difficoltà con me stesso e con la mia fede in Dio,e quella di cittadino democratico.
Iniziamo dal nostro Presidente Napolitano.
Il presidente ha firmato la legge sul legittimo impedimento, ovvero la legge che impedisce almeno per la durata del mandato, di presentarsi alle udienze in tribunale, nei processi dove sono imputati, o anche solo come testimoni, per tutte le maggiori cariche dello stato e del governo.
Vi chiederete perché dovrei essere in difficoltà con questa notizia, semplice ho sempre ritenuto Giorgio Napolitano un grande uomo politico, corretto, politicamente preparato, integerrimo, un grande insomma, e avrei voluto vederlo più intransigente, più combattivo, più sopra le righe, come spesso faceva il buon Sandro Pertini, l'indimenticabile nostro Presidente e padre della Nazione, ma così a mio modesto parere non è stato.

La seconda notizia è quella della pillola RU 486, la pillola abortiva, che da oggi è ufficialmente entrata in servizio presso le cliniche di tutti gli ospedali italiani.
Se da una parte può risolvere casi particolari e forse con un sistema meno traumatizzante e invasivo, almeno dal punto di vista fisico, non certo per quello emotivo e psichico nelle donne, come Cristiano, credente e fortemente praticante non è, per me, assolutamente concepibile accettare questo presidio medico e soprattutto il sistema con cui si cerca di risolvere il problema della maternità indesiderata.
E' vero che le donne che vogliono abortire, da sempre, cercano e trovano qualsiasi mezzo per farlo, e quindi quello ufficializzato dallo stato è certamente quello più sicuro e controllato, e vero anche però che lo Stato dovrebbe altresì tutelante ed essere presente per il cittadino o il nascituro, sopratutto per chi vuole combattere fino all'ultimo per mantenersi ancorato a questa vita terrena. Invece la nostra sanità pubblica e lo Stato stesso, specialmente per gli anziani, i più deboli, i bisognosi non sempre è così presente e funzionale, in particolare per il supporto psicologico e propedeutico che dovrebbe mettere a disposizione.
Per le giovani madri, o per quelle bisognose di aiuto, la società poco fa per alleviare le sofferenze e le necessità che un bambino comporta con il venire al mondo, maggiormente se non desiderato, e non si venga a dire che tutto potrebbe essere parzialmente risolto se non totalmente, con la sola cultura della procreazione o dell'educazione sessuale. La gravidanza indesiderata e non voluta è sempre esistita e sempre esisterà come tutte le cose di questo mondo, come la guerra per esempio.
La guerra nessuno la vuole, nessuno la cerca, nessuno la concepisce, ma dall'alba del genere umano, e ancor prima, è sempre esistita e mai potrà essere debellata.
la nostra fede ci da la possibilità di scegliere,e concede il libero arbitrio, pertanto così come esiste il male e l'accettazione di subirlo per libero arbitrio, può esserci anche la RU486, sta a noi decidere quello che è bene e quello che è male assumendoci liberamente le proprie responsabilità di fronte a Dio e alla società civile.

L'ultima notizia e quella degli ultimi delitti che sono agli onori della cronaca in queste ultime ore, sempre più triviali e crudeli e disonoranti per il disprezzo assoluto della persona prima, e del corpo dopo. Omicidi che hanno visto soprattutto le donne protagoniste involontarie, uccise sgozzate, fatte a pezzi e disperdendo successivamente il tutto lungo strade e scarpate.
Come fa un uomo, inteso come genere umano, a concepire un simile diniego alla vita e una sua sprezzante crudeltà. Il male come si può constatare è sempre presente in ogni luogo, tempo e condizione.

martedì 6 aprile 2010

IL RIMORSO E IL RIMPIANTO


Il rimorso è il figlio maggiore, quello delle cose che sono accadute, ma che non sono andate come avremmo voluto, associabile al senso di colpa, la percezione del sentirsi la causa della rovina di qualcosa. Un tradimento durante una relazione che finisce per mandare tutto a puttane; una parola di troppo detta durante una discussione; delle chiacchiere inutili fatte alle spalle di un amico. Può accadere per qualsivoglia motivo e non è semplice evitarlo, anche applicandosi in maniera meticolosa. Sbagliare d’altronde serve a capire, comprendere e a sottrarsi alla ripetizione dello stesso errore. Qualche volta il rimorso è postumo, nel momento si crede di aver fatto la cosa migliore e solo più tardi bussa alla porta, chiede attenzione. Il rimpianto invece è il figlio minore, un senso di colpa diverso, ma che è ancora più fedele del rimorso e maggiormente dannoso. È costante come le lancette nel quadrante dell’orologio, ti ricorda in ogni attimo che se avessi tentato altre vie, ora le cose sarebbero diverse, forse migliori, magari peggiori, comunque diverse. Se avessi telefonato, se avessi scritto, se fossi stato più coraggioso, se mi fossi imposto, se avessi sorriso. Se. E dietro quel se c’è una costruzione, l’architettura di quello che sarebbe potuto essere e che non è. Non funziona così però, non si può vivere con l’ansia del come vivere, bisogna semplicemente vivere, vivere accettando che qualcosa possa non andare come vorremmo. Sognare è lecito e dovuto, ma vivere sognando quello che non è stato no, è davvero deleterio, è l’antonomasia dell’empasse, un ostacolo ad apprezzare le nuove possibilità, le alternative che abbiamo oggi e che domani non avremo più. Quante volte e per quante notti mi sono ritrovato poco prima di addormentarmi a chiedermi come poter rimediare a questa o quella cosa, per avere indietro questa o quella cosa. Non lo faccio più, perché forse sono divenuto abbastanza ponderato nell’affrontare gli eventi che di volta in volta mi capitano, perché vivere d’istinto è bello, ma il differenziarci dagli animali conta, la ragione ha una importanza non relativa. Se poi la nostra concezione di giusto va a braccetto con ciò che avvertiamo naturalmente, allora possiamo accettare di poter sbagliare e l’errore non esiste e non avremo di nuovo a che fare con i fratelli rimpianto e rimorso.
La vita domanda soltanto di essere vissuta.


Riflessione trovata su internet e fatta nostra
Mariagloria

sabato 3 aprile 2010

PASQUA

Il detto dice " Natale con i tuoi Pasqua con chi vuoi", ma non sempre è così infatti le circostanze ti condizionano la vita e i più normali desideri o aspirazioni talvolta diventano sogni irrealizzabili.
Sono quasi due anni che per motivi indipendenti dalla nostra volontà, io e mia moglie, non riusciamo ad allontanarsi per più di qualche ora da casa, e oramai qualche giorno di ferie, basterebbe un week-end, è diventata un'utopia.
Ne avremmo un grande bisogno, solo per staccare un pò dalle stesse preoccupazioni e dalla routine settimanale.
Speriamo, come si dice, che prima o poi, questo periodo di vita, possa passare ed avere un attimo di tranquillità.
La fede non manca.

mercoledì 31 marzo 2010

TEMPO DEL DOLORE.


Il tempo del dolore…

"Non sfugge a nessuno che stiamo vivendo tempi quali ci sembrava di non dover vivere mai. Perfino ad attardarsi sulla rievocazione delle violenze si ha l’impressione di essere stancamente ripetitivi, e purtroppo i programmi televisivi c'è lo dimostrano continuamente ogni giorno, ogni ora senza distinzioni di età e cultura. La situazione internazionale, gli eccidi, gli attentati terroristici, gli spettacoli della fame ci sfilano davanti agli occhi come macigni inconsumabili, e si ha la tentazione di pensare a situazioni senza sbocco, senza soluzione. La nostra coscienza morale esce schiacciata da questa moltitudine di dolore. È il tempo del torchio, della spremitura, dell'oppressione del male. Il nostro animo si gonfia di turbamento. Siamo presi dallo sconforto e vorremmo chiudere gli occhi e dimenticare tutto, ma non è possibile, bisogna in qualche modo reagire cercando di rispondere a questo imperante pessimismo con la carità, l'amore, l'ascolto e l'aiuto al prossimo.
Ricordiamoci come dice Gesù. " Tanti sono i carismi ma la Carità è il carisma più grande. Come dice San Paolo nella lettera ai Corinzi, parla di Carità che uno dei più alti carismi, Carità è uguale a Amore, Dio è Amore quindi Carità per eccellenza. Carità quindi amare, il prossimo, servire, aiutare, curare, accogliere, vestire, dare da mangiare, soccorrere qualcuno nel bisogno, fare compagnia a chi è solo e trascurato. ”

“Se è vero che ogni cristiano deve accogliere la sua croce, ma deve anche schiodare tutti coloro che vi sono appesi, noi oggi siamo chiamati a un compito dalla portata storica senza precedenti: «Sciogliere le catene inique, togliere i legami del giogo, rimandare liberi gli oppressi» (Is 58,6). Pertanto, non solo dob­biamo lasciare la "Torre" dalla quale facciamo le nostre contemplazioni e riflessioni a 360°, ma dobbiamo correre in aiuto del fratello che soffre sotto il peso della sua croce personale; inoltre dobbiamo anche individuare, con coraggio e intelligenza, le botteghe dove si fabbricano le croci collettive”.
Pensiamo pertanto a chi soffre più di noi, per mancanza di cibo, per malattia, per solitudine, e lo fà in silenzio senza potersi lamentare, o perlomeno senza potersi confidare con un fratello più fortunato.